Le Proprieta’ terapeutiche dalla Natura

Bere BIRRA fa bene:

preservare il colesterolo buono per prevenire malattie cardiovascolari.

E’ ormai appurato che la birra sia un prodotto sano e un suo consumo può essere una valida misura preventiva per la salute quasi quanto il controllo del proprio peso corporeo, dell’esercizio fisico e di un regime alimentare sano. E’ stata persino rivalutata in regimi dietetici ipocalorici. Uno degli aspetti che rende la birra un prodotto così sano è la sua attitudine a preservare il colesterolo buono (HDL). Così facendo aiuta a prevenire problemi cardiovascolari con tutte le patologie che ne conseguono. A sostenerlo numerose ricerche e test portate avanti negli anni. Un primo esempio viene dalla Cina: qui è stato effettuato uno studio sulla relazione tra birra, cuore e colesterolo, condotto su un campione di 80 mila persone. Una ricerca lunga sei anni che ha dimostrato come una birra piccola al giorno fosse in grado di rallentare la diminuzione del colesterolo buono. Mentre nei soggetti in cui l’assunzione di birra era inferiore, il livello diminuiva molto più rapidamente.

Bere birra e salute: una “Medicina” contro ictus e attacchi cardiaci

Un altro studio a favore del consumo – di birra è stato condotto in Olanda dal Dottor Henk Hendriks e dalla sua equipe dell’Istituto di Nutrizione e Ricerca sul Cibo. Se infatti era già noto come qualche bicchiere di vino rosso contribuisse a prevenire alcune delle più diffuse patologie cardiache, la ricerca olandese ha dimostrato che anche la birran può portare alcuni benefici per quanto riguarda la prevenzione di problemi cardiaci.

La birra è infatti ricca di vitamina B6, in grado di prevenire nel corpo umano l’aumento di un particolare tipo di aminoacidi chiamato ‘omocistrina’, che si ritiene possa provocare un incremento del rischio di attacchi di cuore. La ricerca olandese, pubblicata su Lancet – Rivista scientifica inglese sulla Medicina – è stata condotta su un campione di 111 soggetti sani che, a cena, hanno bevuto per tre settimane birra, vino rosso o superalcolici e acqua. I Ricercatori hanno scoperto che i livelli di omocistrina non aumentavano dopo il consumo di birra mentre crescevano quando i soggetti assumevano vino o superalcolici.

Inoltre, in coloro che avevano bevuto birra è stato possibile registrare un aumento del 30% del livello di vitamina B6 nel sangue. “Un consumo di alcol – ha detto il Dottor Hendriks alla Bcc radio – può avere effetti salutari sul corpo umano, e uno di questi è un significativo aumento del colesterolo HDL (ad alta densità di lipoproteine), quello “buono”. Le due teorie convergono quindi verso i soliti risultati, sarebbe assurdo si trattasse di una coincidenza.

Bere birra: contro invecchiamento, stress e depressione

Il Contributo offerto nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, seppur il più rilevante, è solo uno degli effetti positivi prodotti dalla birra sul nostro corpo. Non dobbiamo dimenticare come altri Studi in passato abbiano riconosciuto altri aspetti a favore del bere birra. Una di queste è la capacità di combattere la depressione, l’invecchiamento e lo stress.

Anche gli antichi Sumeri ne andavano pazzi e sono numerose le testimonianze che lo dimostrano. Pare proprio che siano stati loro a scoprire – per citare un proverbio tedesco – che “l’acqua può diventare anche una buona bevanda se mescolata con malto e luppolo”. Una scoperta felice che senza fatica è arrivata a noi, attraversando varie epoche.

Bere birra: vitamine e non solo, il Top per una dieta sana ed equilibrata

Se ancora non dovesse bastare, non dimentichiamo la capacità della birra di venire in nostro soccorso e trasformarsi, all’occorrenza, in una sorta di integratore vitaminico. Il lievito fornisce infatti le vitamine B1, B6, B9, sono queste che mantengono bassi i livelli di omocitesina nel sangue e riescono, come visto, a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Inoltre è il suo apporto di vitamine e di Sali minerali essenziali che rende la birra parte integrante di una dieta sana e ben bilanciata: avete presente i crampi? Ecco, una buona birra può aiutarvi a prevenire anche quelli grazie alla notevole quantità di potassio che presenta.

Se c’è una cosa di cui invece è povera – buon per noi – è il sodio. Una piccola particella intrappolata nella bottiglia d’acqua di una vecchia reclame anche nella birra dovrà fare a meno di amici vista la esigua quantità presente al suo interno. Oltre ai Sali minerali, la nostra fedele amica di innumerevoli barbecue di verdure è anche fonte di fibra solubile che deriva dalle pareti cellulari del malto d’orzo. Un altro elemento di cui la birra è ricca sono gli agenti antiossidanti: si tratta di piccole molecole immediatamente disponibili per l’organismo, oltre che potenziali alleati nella lotta contro i tumori, tra cui il cancro al seno.

Birra e prolattina: la prevenzione del tumore alla mammella

Consumare abitualmente birra fa aumentare i livelli di prolattina nel sangue.

Ma perchè la birra stimola il rilascio di prolattina? La birra contiene una sostanza derivante dall’orzo, antagonista del recettore della dopamina in grado di favorire la secrezione di prolattina. Questa sostanza si chiama salsolinolo.

Fonte Bibliografica: Secrezione della prolattina indotta dalla birra. Uno Studio Clinico di laboratorio sul ruolo del salsolinolo-He Carlson et al 1985.

I ricercatori del Kimmel Cancer Center di Jefferson hanno trovato un meccanismo mediante il quale un ormone responsabile per i blocchi di produzione di latte un oncogene che rende più aggressivo il cancro al seno.

Pubblicazione nella rivista Cancer Research, i ricercatori hanno scoperto che la prolattina, un ormone ipofisario che stimola normalmente lo sviluppo del seno e la produzione di latte, di fatto riduce i livelli di un oncogene chiamato BCL6. La proteina BCL6 ha già dimostrato di giocare un ruolo nel cancro della mammella scarsamente differenziato, che porta una prognosi peggiore.

Secondo Hallgeir Rui, MD, Ph.D., professore di Biologia Cancro e Oncologia Medica del Jefferson Medical College della Thomas Jefferson University, il ruolo della prolattina nel cancro al seno è, in larga misura, effettuata da un percorso proteina chiamata Stat5. Nel carcinoma mammario, l’inattivazione di Stat5 è legato al cancro della mammella scarsamente differenziato, la prognosi e quindi più poveri.

“Abbiamo scoperto che la prolattina blocca l’espressione della proteina BCL6, e ha dimostrato che STAT5A, ma non la variante STAT5B molto simile, è coinvolto in questo processo come mediatore di prolattina”, ha detto il Dott. Rui. “Pensiamo che la prolattina svolge un ruolo importante nella prevenzione tumori al seno aggressivo, e che ci sia una connessione tra la perdita di Stat5 e l’aumento di BCL6 nel rendere il cancro al seno più aggressivo.”

Dr Rui e il suo laboratorio studiato il fenomeno in diverse linee di cellule di cancro al seno coltivate in laboratorio, e anche nei topi e nei campioni di cancro al seno umano. Il rapporto sostenuto in tutti e tre.

Recettori di prolattina sono presenti nella maggioranza dei tumori al seno. Le nuove scoperte potrebbero portare a migliori test diagnostici per il cancro al seno, e anche allo sviluppo di nuovi trattamenti.

Fonte: Thomas Jefferson University

La birra produttrice di prolattina e colesterolo HDL (colesterolo buono)

Un livello di colesterolo nella norma potrebbe scongiurare non solo il tumore alla prostata. Infatti, secondo due relazioni pubblicate nel numero del 3 novembre 2009 di “Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevension” (un giornalle dell’American Association for Cancer Research) e le conclusioni dell’Alpha-Tocopheral, Beta Carotene Cancer Prevention Study (durato ben 18 anni) suggeriscono che l’HDL potrebbe proteggerci da tutti i tipi di cancro. Elevati livelli di colesterolo HDL sono stati associati a un 14% di diminuzione di rischio di cancro. In un report di approfondimento proveniente dal National Cancer Institute, gli uomini con livelli di colesterolo inferiori a 200 mg/dl presentavano una diminuzione del rischio nella totalità di casi di cancro. Sebbene siano necessarie più indagini e verifiche, Ricercatori teorizzano che il colesterolo potrebbe avere un qualche effetto su come le cellule cancerogene sopravvivano, scombussolando le vie che consegnano informazioni critiche come la divisione cellulare alle cellule nel corpo. Le membrane cellulari, infatti, contengono colesterolo se i livelli di colesterolo non sono ottimali, l’equilibrio viene meno e aumenta il rischio di sviluppare un tumore.

Prevenire livelli alterati di colesterolo, quindi, significa prevenire il cancro. Il primo passo da fare in questo senso è in cucina. Bisogna evitare i cibi con contenuto di grassi animali, evitare l’assunzione di zucchero bianco, preferire alimenti ad alto contenuto di fibre e di amido, eliminare il fumo. Naturalmente, anche l’esercizio fisico è fondamentale. Quindi, lunghe passeggiate!

Che cos’è la prolattina? La prolattina è un ormone prodotto dalle cellule dell’ipofisi, ghiandola posta alla base del cervello che produce ormoni in grado di stimolare altre ghiandole a loro volta produttrici di altri ormoni. Il rilascio e il controllo della prolattina avviene tramite l’azione della dopamina, una sostanza prodotta dall’ipotalamo. La dopamina può inibire la secrezione di prolattina. La dopamina aumenta durante le ore di sonno. La funzione principale della prolattina è quella di sviluppare la ghiandola mammaria e garantire la produzione di latte dopo il parto per consentire l’allattamento nel nascituro ma è anche un ormone che, associato ad altri ormoni, regola il ciclo mestruale determinando in presenza di una iperprolattinemia, ovvero, una quantità alta di prolattina nel sangue, un’irregolarità mestruale che può trasformarsi in amenorrea. L’iperprolattinemia può anche essere fisiologica.

La masturbazione porta ad un aumento della prolattina.

Un’iperprolattinemia riduce il testosterone nel sangue,quindi rende meno aggressivi.

Negli uomini e nelle donne i sintomi di un’iperprolattinemia sono: inappetenza sessuale.

La prolattina riduce i livelli di BCL6 proteine e previene il cancro al seno. I Ricercatori del Kimmel Cancer Center di Jefferson hanno trovato un meccanismo mediante il quale un ormone responsabile per i blocchi di produzione di latte un oncogene che rende più aggressivo il cancro al seno. Pubblicazione nella rivista Cancer Research, i Ricercatori hanno scoperto che la prolattina, un ormone ipofisario che stimola normalmente lo sviluppo del seno e la produzione di latte, di fatto riduce i livelli di un oncogene chiamato BCL6. La proteina BCL6 ha già dimostrato di giocare un ruolo nel cancro della mammella scarsamente differenziato, che porta una prognosi peggiore. Secondo Hallgeir Rui, MD, Ph.D., Professore di Biologia Cancro e Oncologia Medica del Jefferson Medical College della Thomas Jefferson University, il ruolo della prolattina nel cancro al seno è, in larga misura, effettuata da un percorso proteina chiamata Stat5. Nel carcinoma mammario, l’inattivazione di Stat5 è legato al cancro della mammella scarsamente differenziato. Abbiamo scoperto che la prolattina blocca l’espressione della proteina BCL6. Si è dimostrato che la prolattina svolge un ruolo importante nella prevenzione del tumore al seno aggressivo, e che c’è una connessione tra la perdita di Stat5 e l’aumento di BCL6.

Fonte: Thomas Jefferson University

KAMUT:

alcune cose da sapere e i miti da sfatare

Il kamut è un cereale la cui fama è giunta alla ribalta da alcuni anni, ma le sue origini sono antichissime, sebbene con un nome differente: grano khorasan, un grano naturale (nome scientifico triticum turgidum, sottospecie turanicum) dapprima coltivato in Iran e poi un po’ in tutta l’Europa del Sud.

Si tratta di un cereale conosciuto anche in Italia meridionale come saragolla: nella prima metà del Novecento era prodotto anche qui in Italia, poi è scomparso a causa della poca produttività per essere rimpiazzato dal grano moderno irradiato.

La gran parte del kamut in commercio è frutto di coltivazioni biologiche, possibili perché è un cereale con doti di notevole robustezza, resistenza e adattabilità alle situazioni climatiche anche senza l’impiego di pesticidi e fertilizzanti chimici.

Kamut, il grano dal nome inventato

I proprietari dell’azienda Kamut international del montana hanno creato una storia e un marchio a questa varietà di grano conosciuta da sempre come khorasan, e hanno cominciato a commercializzarlo in tutto il mondo con il nome di ‘kamut’.

Astutamente, l’azienda s’inventò la storia di un pilota americano che nel 1949 ritrovò per caso in una tomba egizia 36 chicchi di un mitico grano antico utilizzato più di 4000 anni prima dai Faraoni miracolosamente consrvato fino ad oggi, tanto da poter germogliare ancora…nel lontano montana, e da lì colonizzare le nostre tavole ad un prezzo tre volte superiore al normale grano ibridato utilizzato dapperttutto!

Sì, perché forse non tutti sanno che il khorasan è un grano naturale, cioè originario, mentre nel corso del tempo sono state eseguite diverse ibridazioni per ottenere un grano resistente a parassiti e malattie, e con una resa maggiore.

Quindi kamut (ossia ‘grano del Faraone Tut’) è il nome commerciale del grano della varietà khorasan: è dunque un marchio dato dalla ditta che lo produce e non può essere usato da altri.

Kamut a km 0: esiste?

Va però ricordato anche che i prodotti kamut generalmente arrivano dal nord america e sono quindi molto poco a km 0: se proprio si vuole mangiarlo, è meglio privilegiare quelli Italiani, da cereali saragolla e khorasan (prevalentemente in Puglia, Basilicata e Calabria).

kamut farina e chicchi: utilizzi in cucina

La farina a base di questo cereale può essere usata per ricavare vari prodotti da forno, come cracker, grissini, biscotti, merendine, torte e gnocchi.

Dai chicchi si possono ottenere anche i fiocchi, perfetti per la la colazione.

Si possono ottenere anche i grani, da lessare come l’orzo e il farro, da abbinare alle zuppe o ad insalate fredde o tiepide.

Kamut pasta, proprietà e cottura

Dalla farina di kamut si ricava anche la pasta, disponibile in vari supermercati e negozi di alimentazione naturale.

Valide alternative sono quelle di quinoa, mais e riso se si è celiaci.

Dal punto di vista nutrizionale la pasta kamut prevede proprietà interessanti per il contenuto proteico (che oscilla tra il 10 e il 18%, mentre normalmente la pasta ne contiene percentuali inferiori, solitamente circa il 9% e non più del 12%); sono presenti anche oligominerali, come zinco, magnesio e selenio, vitamine, soprattutto del gruppo E, K, A e B.

Rispetto alle altre pasta ha un maggior contenuto di grassi vegetali. Si tratta, inoltre, di una pasta biologica, con buona tenuta di cottura.

Dato l’indice glicemico relativamente basso, inoltre, è consigliata anche a chi soffre di diabete o deve seguire una dieta a basso contenuto di zuccheri.

Kamut proprietà e benefici

Oggi è un apprezzato ingrediente della cucina naturale per le sue qualità nutrizionali. Il suo potere calorico è medio, 100 g di kamut contengono 342 kcal.

Dal punto di vista nutrizionale, le sue caratteristiche salienti sono date dal fatto di contenere:

-aminoacidi: presenti almeno 16 dei 18 aminoacidi fondamentali,

-proteine;

-Sali minerali: sono presenti soprattutto magnesio, ferro, fosforo, potassio, zinco, selenio e rame;

-vitamine: sono presenti quelle del gruppo B, necessarie per tutti i processi vitali, e quelle del gruppo E, presenti per il 30% del suo contenuto, e che hanno potere antinvecchiamento e antiossidante.

Tra i suoi benefici troviamo:

depurativo, grazie alla sinergia di fibre, crusca, vitamine e Sali minerali, stimola l’intestino e l’espulsione delle scorie,

-altamente digeribile, perché leggero e facilmente assimilabile, non fermenta;

antiage, grazie all’associazione tra vitamina E e selenio, di cui è ricco, favorisce il rinnovamento cellulare e rallenta i processi di invecchiamento;

energetico, i lipidi ed i carboidrati a lunga assimilazione danno energia a rilascio graduale durante la giornata.

Kamut: glutine e celiachia

Il kamut non va considerato alimento alternativo al grano da parte di chi soffre di celiachia, perché anch’esso contiene glutine, tuttavia è più tollerabile del grano da parte di chi soffre di intolleranze alimentari.

Ci sarebbe uno Studio di alcuni anni fa fatto dall’International Food Allergy dell’Illinois, secondo cui molte persone che soffrono di intolleranze alimentari nei confronti del grano, con manifestazioni di asma, crampi addominali, spasmi, non le presentano con il kamut.

Eccovi infine altri cereali alternativi e pseudo-cereali:

-l’avena;

-la segale;

-la quinoa;

-il mais;

-l’orzo;

-il grano saraceno;

-il miglio;

-il farro.

Esiste anche il succo di erba di kamut che possiede quantità ancora superiori in vitamine C, K, ferro, acido folico e piridossina importanti per la produzione di globuli rossi, inoltre la clorofilla aiuta la produzione di emoglobina che aumenta l’apporto di ossigeno nel sangue.

L’OLIO DI PALMA fa male davvero?

Chi è attento alla propria salute punta il dito contro l’olio di palma soprattutto perché si tratta di un prodotto ricco di grassi saturi (45-50%) ma in realtà pochi sanno che, rispetto ade esempio al burro, alla margarina e allo strutto ne ha di meno.

L’olio di palma è composto da grassi saturi e come tale va considerato, sicuramente c’è di meglio ma anche di peggio. Si può quindi scegliere di evitarlo o di limitarne il consumo salvo poi non cadere nell’errore di eccedere in altri prodotti più dannosi.

Scegliamo allora il più possibile prodotti a base di olio extravergine di oliva.

Il biologico che nutre bene

Migliore marca:

-Alce Nero

-Olio extravergine d’oliva Dante

-kamut

-valsoia

-cannabis energy drink

-erba di Calabria

-CHC CHIARAMONTE CANAPA S.R.L.S.

(Prodotti alimentari per tutte le esigenze terapeutiche).

-fruttil (fruttosio)

-birra Peroni

-candeggina ACE

L’AGAVE

L’agave è una pianta originaria dell’america centrale, molto importante per la vita delle popolazioni locali. Oggi è utilizzata in diversi campi per le sue proprietà benefiche: lassative, contro l’osteoporosi e anti diabetiche, tra le altre.

Vari Studi, iniziati ai tempi di Linneo, hanno dimostrato che il carboidrato principale (inulina) abbassa il colesterolo, sarebbe utile per decrementare l’incidenza di malattie quali il cancro, favorirebbe il senso di sazietà, facilitando al contempo digestione e transito intestinale e ripristinando la flora batterica e di conseguenza apportando benefici al sistema immunitario (/sistema-immunitario/3142).Inoltre, avendo un indice glicemico molto basso (11-18) l’agave e il relativo estratto naturale sarebbe indicato in caso di diabete (/diabete/1604).

L’agave è anche ricca di Sali minerali e oligoelementi, come ferro, calcio e magnesio, efficaci per contrastare l’osteoporosi (/osteoporosi/2975).

Gli effetti terapeutici dell’OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA DANTE

L’olio d’oliva Dante è il punto di arrivo di un’antica tradizione nella produzione dell’olio di oliva che inizia a Genova nel 1854. L’olio d’oliva Dante è una miscela di oli di oliva raffinati a cui è aggiunto, come faceva sin dagli inizi Giacomo Costa, olio extra vergine di buona qualità.

Di colore giallo oro e di aspetto limpido, l’olio d’oliva Dante esalta piacevolmente il profumo dei cibi senza coprirlo e si sposa bene con tutti i piatti della cucina italiana. La presenza, nella miscela, di olio extra vergine di buona qualità conferisce all’olio d’oliva Dante piacevoli note sensoriali.

L’olio d’oliva Dante presenta una composizione in acidi grassi vegetali ideale dal punto di vista nutrizionale. Sono presenti, infatti, in quantità limitate sia gli acidi grassi saturi, nemici delle arterie perché precursori del colesterolo, sia gli acidi grassi polinsaturi, particolarmente vulnerabili allo stress ossidativo. E’ abbondante, invece, l’acido oleico, un acido grasso monoinsaturo, utile per conferire fluidità e funzionalità alle nostre membrane cellulari e più stabile all’ossidazione, quindi più resistente all’attacco dei radicali liberi, rispetto agli acidi grassi polinsaturi che abbondano in altri oli vegetali. L’olio d’oliva Dante, inoltre, contiene vitamina E, un potente antiossidante che contrasta l’azione dei radicali liberi, rallentando il processo di invecchiamento cellulare. L’aggiunta di una discreta quantità di olio extravergine di oliva di buona qualità garantisce la presenza, nell’olio d’oliva Dante, di componenti minori importanti dal punto di vista nutrizionale, i polifenoli, anch’essi in grado di contrastare, con la propria attività antiossidante, l’azione negativa dei radicali liberi a carico delle strutture cellulari.

Grazie al bassissimo contenuto di acidi grassi liberi e all’abbondanza di acido oleico, presenta una grande resistenza alle temperature elevate che si raggiungono in cottura, testimoniata da un punto di fumo molto alto. E’ quindi, particolarmente adatto ad essere usato per la preparazione di fritture croccanti, gustose e profumate, o in altri tipi di cottura che richiedono prolungata permanenza ad elevate temperature.

E’ adatto anche alla preparazione di conserve casalinghe e di dolci soffici e delicati.

IL CAFFE’:

Proprietà ed Effetti Terapeutici sulla base delle Ricerche Scientifiche

La Coffea arabica, il caffè, proviene dall’Etiopia e, attraversando deserti e oceani, ora è ovunque nel Mondo…

Il caffè è una pianta con delle proprietà e delle virtù benefiche.

Sugli effetti dei principi attivi della coffea sono stati condotti diversi Studi, molti di questi si basano su confronti statistici, sono cioè osservazionali, e in quanto tali devono essere considerati.

Negli ultimi anni due nuovi Studi su Annals of Internal Medicine hanno evidenziato e confermato le proprietà e i benefici che il caffè ha sulla nostra salute.

Con la presenza di polifenoli, potenti antiossidanti vegetali, degli acidi clorogenici, dei diterpeni, presenti in resine e balsami vegetali il caffè è un alimento da prendere in seria considerazione.

Queste sono le proprietà del caffè secondo alcuni Studi:

può rendere più intelligenti.

Il caffè non si limita a tenerci svegli, può renderer anche più intelligenti. Per intelligenti, in questo caso, s’intende la maggior reattività ed efficacia nell’affrontare determinate situazioni.

Merito indubbiamente del suo principio attivo: la caffeina.

Il meccanismo d’azione principale della caffeina nel cervello è quello di bloccare gli effetti mdi un neurotrasmettitore inibitorio chiamato adenosina (Universitè de Nancy, caffeine 1, 2).Bloccando gli effetti inibitori di adenosina, la caffeina aumenta l’attività neuronale nel cervello e il rilascio di altri neurotrasmettitori come la dopamina e la noradrenalina.

Alcuni Studi hanno mostrato gli effetti della caffeina sul cervello: può migliorare l’umore (quindi molto indicato nei casi di depressione), il tempo di reazione (quindi molto indicato nei casi di Parkinson), la memoria (quindi molto indicato nei casi di Alzheimer), l’attenzione e la funzione cognitiva in generale (quindi molto indicato nei casi di deterioramento cognitivo) (caffeine 3, 4).

La caffeina, grazie al suo effetto stimolante sul sistema nervoso centrale, aumenta il metabolismo e l’ossidazione degli acidi grassi (metabolism 1, 2, 3). Inoltre può anche migliorare le prestazioni atletiche dell’11-12%, e la mobilizzazione degli acidi grassi dai tessuti grassi (performance 1, 2, 3, 4). Tutto questo ovviamente se si abbina alle proprietà del caffè una sana, regolare e corretta attività fisica (passeggiate, corsa, nuoto, attività aerobica, pesi leggeri massimo 3 kg).

L’assunzione della bevanda previene il rischio di Alzheimer e il Morbo di Parkinson.

Alcuni Studi osservazionali hanno dimostrato che protegge il cervello durante l’invecchiamento.

L’Alzheimer è una malattia neuro degenerativa più diffusa nel Mondo e la principale causa di demenza.

Dagli ultimi Studi è risultato che i bevitori di caffè hanno un rischio inferiore fino al 60% di soffrire di Alzheimer e di demenza.

Il Parkinson è la seconda malattia neuro degenerativa più comune, caratterizzata dalla morte dei neuroni generatori di dopamina nel cervello. Il caffè riduce il rischio di Parkinson tra il 32 e 60% (protective factor in dementia 1, 2, 3).

Inoltre il caffè è un ottimo cardiotonico, aumenta il metabolismo e riduce l’appetito. Con l’assunzione di caffè i rischi di mortalità legate a disturbi cardiaci, cancro, ictus, diabete, problemi respiratori e renali, è inferiore del 18% rispetto a chi non consuma caffè.

Sempre da Studi effettuati è risultato che chi beve caffè ed ha una età media avanzata ha un ridotto rischio di morte per malattie riguardanti l’apparato digerente e quello circolatorio.

Inoltre non è la caffeina alla base dell’effetto salutare, ma la contemporanea presenza di tutte le altre sostanze contenute nel caffè.

Può essere salutare per il fegato. Sempre dai dati dell’International Agency for Research on Cancer circa il 30% tra le cause di morte relative all’apparato digerente riguardano il fegato.

Chi beve caffè ha un profilo enzimatico migliore.

Ha inoltre una riduzione di cancro del 40% e minori possibilità di cirrosi, con un effetto maggiormente evidente in coloro che assumono caffè.

Fra le proprietà del caffè gli Studi indicano che riduce il rischio di soffrire di diabete di tipo 2. Il diabete di tipo 2 è correlato al nostro stile di vita.

Questa malattia è caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue a causa di insulino-resistenza o dall’impossibilità di produrre insulina.

Negli Studi osservazionali, il caffè è stato più volte associato ad un controllo maggiore del glucosio, con la conseguente assenza di rischio di diabete. Ricordiamo che però il caffè, come tutte le altre bevande naturali va preso amaro o con i seguenti edulcoranti: fruttosio, agave, miele.

Studi sulla caffeina hanno dimostrato le sue proprietà termogeniche, ossia la sua capacità di bruciare energie e di conseguenza i grassi.

Altri benefici del caffè possono aiutare chi ha problemi di respirazione dovuti ai bronchi, in quanto il caffè ne favorisce la dilatazione.

Dopo pranzo il caffè aumenta la produzione di saliva e stimolala secrezione gastrica, di conseguenza favorisce la digestione.

Contribuisce a regolare la quantità di zucchero nel sangue rappresentando così un aiuto ai sofferenti di diabete di tipo 2.

Nel caffè sono presenti molti componenti con proprietà diuretiche. Tali composti vengono utilizzati per contrastare la ritenzione idrica e quindi impiegati anche nelle cure dimagranti. Inoltre, grazie alla presenza di metionina, il caffè ha effetti benefici anche sulla prevenzione delle infezioni del tratto urinario.

Dato che chi assume regolarmente questa bevanda ha meno probabilità di sviluppare molte patologie, ha senso affermare che il caffè allunga la vita.

FINOCCHIETTO SELVATICO: PROPRIETA’ TERAPEUTICHE

Il finocchio selvatico, conosciuto anche come finocchietto selvatico, è una piapianta aromatica appartenente alla famiglia dello umbelliferae. Il suo nome scientifico è Foeniculum vulgare Miller ed è una pianta originaria delle regioni mediterranee.

Il finocchietto selvatico contro coliche addominali e senso di pesantezza

Il finocchio selvatico è una pianta molto diffusa nelle zone costiere italiane e sono assai note le sue proprietà aromatiche, soprattutto per il suo utilizzo in cucina.

I benefici del finocchietto selvatico

Il finocchio selvatico è un potente depurativo ed un eccellente antispasmodico di cui si possono apprezzare gli effetti digestivi e carminativi (favorisce l’espulsione dei gas intestinali) soprattutto dopo un pasto abbondante.

Uno Studio Scientifico del gruppo di Ricerca di Careggi, effettuato presso il Centro di Medicina Integrativa e presentato a Berlino nel 2012, ha dimostrato inoltre le proprietà anticancerogene del finocchio selvatico. I Direttori della Ricerca F. Firenzuoli e A. Vannacci (Ricercatore presso il Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Firenze) hanno spiegato che i benefici sarebbero dovuti alla presenza di polifenoli, tra i quali l’EGCG (epigallocatechina-gallato), la ben nota molecola antiossidante presente nel tè verde, capace di inibire l’attivazione tossica dell’estragolo e di favorire l’apoptosi (auto-distruzione di cellule malate) riducendo l’attività metastasica.

I POTERI TERAPEUTICI DELLA RED KWAO KRUA BUTEA SUPERBA

Red Kwao Krua Superba, o Butea Superba, è una pianta delle regioni settentrionali e orientali della Thailandia. Si tratta di un membro della famiglia Papilionaceae e si trova spesso in crescita intorno agli alberi. Uno dei vantaggi di Kwoa rosso Butea Superba è che si tratta di un inibitore di c-AMP fosfodiesterasi, un enzima che permette ai muscoli di rilassarsi. Quando viene applicata sul muscolo gli impedisce di rilassarsi, ne aumenta il flusso sanguigno prolungandone la contrazione e migliorando il tono muscolare per cui è molto indicata nei casi di ipotonie e ipotrofie muscolari.

Secondo una leggenda in Thailandia, un uomo che ha mangiato regolarmente la radice di questa pianta ha vissuto fino a 280 anni.

Nonostante si tratti di una leggenda, gli Studi hanno dimostrato che i flavonoidi e i glicosidi contenuti in questa pianta possono aiutare l’uomo a raggiungere uno stato di salute migliore.

SOIA: PROPRIETA’ E BENEFICI

La soia è il frutto della pianta erbacea Glycine max appartenente alla famiglia delle Fabaceae. La pianta è a carattere annuale ed è originaria dell’Asia orientale.

Della soia ne esiste una versione selvatica il cui nome è Glycine soja. Questa vaarietà, a differenza di quella coltivata, cresce allo stato spontaneo.

La soia era coltivata già più di 5000 anni fa in Cina e, grazie alle sue proprietà, si diffuse presto anche in Giappone.

La soia è un legume maggiormente digeribile rispetto agli altri. Nella soia troviamo un’altissima percentuale di proteine, tanto che può benissimo essere usata come sostituto della carne.

Anche un solo rapido sguardo alle sue proprietà ci permette di capire come la soia sia un alimento completo. Si rivela prezioso soprattutto nella dieta di chi ha fatto una scelta vegetariana.

Nessun altro alimento vegetale è così ricco di proteine. Queste sono costituite, fra gli altri, da tutti gli amminoacidi essenziali di cui il nostro organismo ha bisogno.

La soia contiene inoltre la lecitina, una classe di composti chimici che ha la proprietà di emulsionare i grassi. Può quindi migliorare le attività cerebrali e l’attività dei neurotrasmettitori.

Pare che oltre al tumore al colon, la soia riesca a contrastare i tumori ormono-sensibili. Le statistiche rivelano che le popolazioni asiatiche come Cina e Giappone, traggono enormi benefici da questo legume. Queste popolazioni infatti hanno un’incidenza tumorale molto bassa rispetto alle popolazioni occidentali.

La causa sarebbe da ricercare nell’alimentazione priva di grasso animale e ricca di alimenti a base di soia.

Vi sono Studi che indicano un effetto protettivo contro il tumore della prostata negli uomini. La Ricerca Scientifica sostiene che alcuni componenti di questo vegetale hanno proprietà preventive sui tumori. Queste sostanze sono gli isoflavoni, la lecitina ed il lunasin.

La sua abbondanza di fibre impedisce l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale. In tal modo questo vegetale ha effetti protettivi sulle arterie e su tutto il sistema cardiovascolare.

Basti pensare che un etto di fagioli di soia fornisce un apporto di 12 grammi di fibra a fronte di un fabbisogno giornaliero di 25-30 grammi. La soia contiene anche acidi grassi Omega 3, gli stessi acidi contenuti nel pesce. Quindi l’uomo può anche non mangiare più pesce al mercurio.

Riducendo infatti i livelli di colesterolo cattivo LDL nel sangue, l’assunzione di soia previene la formazione di pericolose placche nelle arterie. I benefici sono per il cuore ed il sistema circolatorio.

Basti pensare che un etto di fagiolio di soia fornisce un apporto di 12 grammi di fibra a fronte di un fabbisogno giornaliero di 25-30 grammi. La soia contiene anche acidi grassi Omega 3. Questo potrebbe spiegare il motivo per cui i vegetariani, che spesso consumano questo legume, hanno le arterie in migliore stato rispetto a chi consuma carne.

E’ stato dimostrato che la sostituzione delle proteine animali con quelle vegetali riduce fino al 20% il tasso di colesterolo nel sangue. La genisteina ha proprietà antitumorali ed aiuta ad abbassare il colesterolo cattivo LDL, ma non solo. E’ anche in grado di migliorare la circolazione sanguigna rendendo le arterie più elastiche.

Il buon apporto di fibre è anche un valido aiuto per la digestione. Infatti la fibra favorisce il movimento intestinale e quindi l’espulsione delle feci, prevenendo quindio anche la stitichezza.

Ha un buon contenuto di calcio, quasi la stessa quantità che contiene il latte. In questo modo anche i soggetti intolleranti al lattosio possono beneficiare delle sue benevole proprietà nei confronti delle ossa.

Va aggiunto che oltre al calcio in questo legume troviamo anche un isoflavone chiamato Daidzeina. Tale composto aiuta l’organismo a prevenire la decalcificazione ossea.

Questo composto previene la perdita di calcio dalle ossa e la sua espulsione attraverso le urine. Consumare questo alimento è quindi una buona abitudine per mantenere le ossa in salute e prevenire le fratture.

Ricordiamo infine che 250 gr di soia forniscono il 50% del fabbisogno giornaliero di calcio di una persona adulta.

Il magnesio e il potassio invece fanno di questo legume un alimento con proprietà utili nel trattamento dell’ipertensione. Il potassio ha proprietà vasodilatatrici. Rilassa le pareti dei vasi sanguigni e permette un migliore afflusso di sangue. Si hanno così benefici per l’ipertensione e per l’ossigenazione dei vari organi.

Le genisteina e la daidzeina sono isoflavoni della soia e possono influire positivamente sull’eccesso di estrogeni prodotti dalle donne prima del ciclo mestruale. Gli estrogeni sono responsabili degli sbalzi d’umore e della tendenza alla depressione tipici del periodo premestruale. L’assunzione di soia può quindi moderare tali sintomi.

La menopausa è il momento in cui, nella vita di una donna, il ciclo mestruale si ferma. Spesso l’inizio di questo periodo è accompagnato da sintomi sgradevoli. Tali sintomi sono causati da un abbassamento dei livelli di estrogeni. E’ interessante notare che le donne asiatiche hanno meno sintomi legati alla menopausa rispetto alle donne occidentali. Questa differenza può essere spiegata con la diversa alimentazione. In Asia infatti, in Giappone soprattutto, il consumo di soia è molto elevato. Gli Studi suggeriscono che sono gli isoflavoni a fare la differenza ed alleviare i sintomi della menopausa.

Una volta ingerita, rilascia molto lentamente gli zuccheri nel sangue. E’ quindi indicata per i diabetici in quanto, grazie a questa proprietà, evita i picchi glicemici.

Gli alti livelli di acido folico e le vitamine del gruppo B sono molto importanti per le donne in gravidanza. L’acido folico infatti è in grado di prevenire i difetti del tubo neurale nei nascituri.

Questi legumi contengono quantità più elevate di isoflavoni rispetto a tutti gli altri alimenti. Gli isoflavoni appartengono alla famiglia di sostanze chiamate fitoestrogeni (estrogeni vegetali). Sono dei fitonutrienti che assomigliano agli estrogeni, ovvero i principali ormoni femminili.

Un recente articolo apparso sulla nota rivista National Cancer Institute, uno Studio di laboratorio ha rivelato un composto chiamato genisteina come un propabile agente anti tumorale nella soia.

Sembra che questa sostanza influisca direttamente sul metabolismo delle cellule cancerogene, in particolare indebolendo il loro sistema di difesa.

Gli Esperti di alimentazione sostengono che dopo lo svezzamento si potrebbe fare a meno del latte materno e sostituirlo con il latte di soia.

Infatti, rispetto al latte vaccino, le bevande di soia non contengono caseina che è la proteina allergizzante del latte. Inoltre sono prive di lattosio, ovvero lo zucchero del latte a cui molti sono allergici. Queste bevande sono anche ricche di fibre e prive di colesterolo, quindi ottime a tutte le età.

La soia: un ottimo rimedio contro la depressione

Riguardo alla depressione sono stati condotti numerosi studi per trovare diversi trattamenti in grado di aiutare una persona in questa condizione. Tra gli studi realizzati si è riscontrato che esistono certi alimenti che aiutano a combattere la depressione e l’ansia con buone reazioni da parte della persona interessata.

La soia contiene acidi grassi omega 3 che, oltre ad avere benefici per la salute del cuore, sono ideali per combattere la depressione.

CANNABIS TERAPEUTICA

Le patologie su cui la somministrazione di farmaci di derivazione cannabinoide ha riportato miglioramenti sono numerose: pazienti colpiti dalla sclerosi multipla, da mielo-lesioni, dolori neuropatici, artrite reumatoide, Parkinson e pazienti oncologici provano sollievo a seguito dell’assunzione di questi farmaci. I cannabinoidi inoltre vengono impiegati per il controllo della rigidità muscolare; e un recente Studio ne ha messo in luce l’efficacia nella prevenzione e nel trattamento dell’Alzheimer e altre infiammazioni cerebrali. Sono un valido aiuto per la sindrome di Crohn, utilizzato anche come anticonvulsivo, quindi molto efficace nel trattamento dell’epilessia, antipsicotico, antinfiammatorio, antiossidante, antidepressivo.

Fonte Bibliografica: Kalapa Clinic

VEDI:

-ERBA DI CALABRIA

-CHC CHIARAMONTE CANAPA S.R.L.S

-CANNABIS ENERGY DRINK

PEPERONCINO: PROPRIETA’ TERAPEUTICHE

E’ bene conoscerne il principale principio attivo: la capsaicina. Si tratta di una sostanza capace di stimolare e aumentare il flusso sanguigno. Proprio per la peculiarità di aumentare il flusso sanguigno, la la capsaicina stimola quella sensazione di “andare a fuoco”, di calore improvviso durante l’ingestione. Andando oltre le specifiche tipologie gustative, questo elemento ha poteri antireumatici, antibatterici, stimola la produzione dei succhi gastrici e combatte i problemi di intestino pigro. In aggiunta, il peperoncino si caratterizza per un’alta presenza di sali minerali, flavonoidi e vitamine, tra cui l’importantissima C. L’assunzione di peperoncino può prevenire alcune patologie cardiache. L’aumento del flusso sanguigno così come gli effetti vasodilatatori, infatti, pare siano utili a tenere vene e arterie pulite e lontano dal rischio del colesterolo, una delle cause principali di infarti e ictus. Uno Studio condotto dall’Università di Cincinnati sui topi, inoltre, svela come la capsaicina contenuta nel peperoncino sia utile proprio negli attacchi di cuore: somministrata a brevissimo tempo dall’infarto, aiuterebbe l’organismo a non soccombere e aumenterebbe le possibilità di sopravvivenza in attesa dei soccorsi.

Il peperoncino ha effetti positivi anche sul mantenimento del peso forma, proprio per l’azione metabolica dei suoi principi attivi. L’assunzione, considerato il maggior apporto di sangue ai tessuti, aiuta a bruciare i grassi in eccesso e a eliminare le tossine concentrate a livello epidermico con la sudorazione. Inoltre, pare che un apporto giornaliero di capsaicina possa essere utile nella gestione del senso di sazietà: il peperoncino, in altre parole, fa mangiare meno. Sebbene le Ricerche in merito siano ancora in corso, pare che il peperoncino possa essere d’aiuto in alcune patologie croniche o letali, quali il diabete e alcuni tipi di tumori. In quel del Canada si sta studiando se la capsaicina possa essere d’aiuto ai pazienti con diabete di tipo 1, in particolare nell’evitare i collassi per livelli di glicemia troppo bassi. Vi sono stati successi interessanti sui topi, ma la sperimentazione sull’uomo non è ancora incominciata. In una Ricerca dell’American for Cancer Research, invece, si è scoperto come il principio attivo del peperoncino riduca la crescita di cellule tumorali della prostata, almeno negli animali.

ALLA SCOPERTA DELLE VIRTU’ DELL’AGLIO

Non a tutti piace ma basta mangiarne 1-2 spicchi al giorno per depurare i tessuti da grassi e scorie e contrastare cuscinetti, cellulite e ritenzione.

Sono davvero molte le proprietà terapeutiche dell’aglio, utili anche se c’è qualche chilo in più da smaltire: regola la pressione sanguigna, è un antibiotico naturale contro le infezioni gastrointestinali che fanno gonfiare e dilatare il girovita, è in grado di abbassare i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue e ha un’azione ripulente e detossinante sul fegato e l’apparato digestivo in genere.

L’aglio contiene una preziosa sinergia di vitamine, aminoacidi, enzimi, proteine, minerali e soprattutto sostanze anti tumorali: da recenti studi di settore sembrerebbe che l’assunzione regolare di aglio sia un ottimo “ravvivante” metabolico e sia preventiva nei confronti dei tumori causati dalle nitrosamine, sostanze che si sviluppano nella flora intestinale quando alta è l’assunzione di cibi ricchi di conservanti (come la carne in scatola e gli insaccati). Le sue proprietà disintossicanti sul tratto digerente e l’intestino, inoltre, aiutano ad attenuare putrefazioni e gonfiori.

Le regole per sfruttare al meglio le virtù dell’aglio

  • Prima regola: accertati che l’aglio sia nostrano e biologico. Lo riconosci dagli spicchi piccoli e rugosi: l’ideale sarebbe gustarlo crudo o comunque non troppo cotto.
  • Seconda regola: per ripulire l’alito dopo un pasto con aglio basta masticare una foglia di salvia, una fogliolina di menta, un chicco di caffè o dei semini di anice.
  • Terza regola: per evitare di “appestare” la casa con odori troppo intensi usa lo spicchio d’aglio rivestito con la sua “buccia” (che comunque contiene principi attivi) oppure tieni l’aglio in ammollo nell’acqua calda per qualche ora.

Se hai smesso di fumare ti aiuta a non ingrassare

Hai deciso di smettere di fumare e temi che il tuo metabolismo si blocchi facendoti ingrassare? Affidati all’aglio, che ripulisce il circolo dalle scorie della sigaretta e sostituisce gli effetti “dimagranti” della nicotina, ma senza effetti collaterali. Puoi consumarlo fresco (1-2 spicchi al giorno), aggiunto a sughi, zuppe, insalate e contorni, oppure puoi spremerlo con l’apposito attrezzo; e se proprio non gradisci il suo aroma, prendilo in capsule di estratto secco: ne basta una al giorno.

Quello rosso è più ricco di principi attivi

La maggioranza dell’aglio di produzione italiana è bianco. Un’altra varietà è il rosa che ha un sapore più delicato e si conserva per minor tempo. Il più pregiato e ricco di principi attivi è l’aglio rosso, coltivato soprattutto in Sicilia. Poi c’è l’aglio rosso di Sulmona, in Abruzzo: ha un sapore così forte che si impiega in cucina senza togliere la sua guaina protettiva: si usa, quindi, lo spicchio intero, “vestito”, che è un ottimo sostituto del sale.

L’ideale è mangiarlo crudo: abbinato a uva e pane nero “brucia” l’adipe

Per beneficiare delle proprietà salutistiche e snellenti dell’aglio è consigliabile gustarlo crudo.

  1. L’aglio si può strofinare sulle fette di pane integrale (meglio se nero), con o senza pomodoro fresco, e sulle pareti delle insalatiere, per dare sapore agli ortaggi che andremo a condire, riducendo così l’impiego di sale che causa ristagni.
  2. Tipico stuzzichino piemontese d’altri tempi è la cosiddetta “soma d’aj” ovvero una fetta di pane strofinata con aglio,  un goccio d’olio e una presa di sale. Era “il pranzo” dei vendemmiatori ed era accompagnata da un grappolo d’uva nera: sveglia l’intestino ed è antiossidante e bruciagrassi.
  3. Quando si cucinano le polpette alla soia o le cotolette alla soia aggiungi al sugo di cottura un rametto di rosmarino e uno spicchio d’aglio “vestito” e leggermente schiacciato: così le pietanze saranno gustose e leggere.
  4. Ai sughi di pomodoro e verdure si può aggiungere mezzo spicchio d’aglio tritato insieme a un battuto di prezzemolo: in questo modo la salsa risulta più appetitosa e diventa una vera e propria “medicina anti colesterolo”.

 LE PROPRIETA’ TERAPEUTICHE DELLA CIPOLLA

Valore nutritivo e proprietà terapeutiche
La cipolla ha un consistente valore nutritivo, grazie alla presenza di sali minerali e vitamine, soprattutto la vitamina C, ma contiene anche molti fermenti che aiutano la digestione e stimolano il metabolismo; inoltre contiene anche oligoelementi quali zolfo, ferro, potassio, magnesio, fluoro, calcio, manganese e fosforo, diverse vitamine (A, complesso B, C, E); flavonoidi con azione diuretica dall’azione diuretica e la glucochinina, un ormone vegetale, che possiede una forte azione antidiabetica. Ma questa pianta ha anche numerosissimi impieghi terapeutici: in dermatologia, può essere utilizzata come antibiotico, antibatterico, semplicemente applicando il succo sulla parte da disinfettare; è anche un ottimo espettorante, specialmente unito al miele e un decongestionante della faringe: i gargarismi con succo di cipolla sono particolarmente indicati in caso di tonsillite e il succo è anche molto utilizzato come diuretico e depurativo e infatti viene consigliato da chi soffre di trombosi perché, avendo un potere fluidificante, facilita la circolazione del sangue. Un discorso a parte merita l’utilizzo della cipolla per tutti coloro che soffrono di “cattiva digestione”: in questo caso si consiglia di consumare la cipolla cotta che è sicuramente più tollerabile anche se ha minori proprietà nutritive rispetto a quella cruda che può essere assunta facilmente da coloro i quali non hanno particolari problemi di bruciori allo stomaco. Infine questi “benefici bulbi” fungono anche da ipoglicemizzanti, abbassando il livello di glucosio nel sangue e permettendo di ridurre le dosi di insulina a chi ne ha bisogno. Di questa pianta si conoscono anche le virtù benefiche in omeopatia: infatti è indicata in caso di raffreddore, per contrastare la fastidiosa secrezione nasale che lo accompagna, specialmente se sussiste anche il fenomeno della lacrimazione.